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Notizie dal mondo del doppiaggio

Donna in studio di registrazione davanti a un microfono, immagine per un articolo su come vivere lavorando con la voce

Si può vivere lavorando con la voce?

È una delle domande che ci vengono rivolte più spesso: si può davvero vivere lavorando con la voce? Si può trasformare la passione per il doppiaggio, la lettura, la recitazione o la narrazione in una professione?

La risposta è sì. Ma è importante capire bene che cosa significa.

Lavorare con la voce è una professione reale e comprende oggi molti più ambiti di quanto si possa immaginare guardando soltanto al doppiaggio cinematografico. Allo stesso tempo, non esistono scorciatoie, corsi capaci di garantire automaticamente un lavoro o tempi uguali per tutti. Come accade in molte professioni artistiche, il percorso si costruisce attraverso preparazione, esperienza, continuità e capacità di muoversi professionalmente.

 Cosa significa oggi lavorare con la voce

Quando si parla di lavoro vocale, il pensiero corre quasi immediatamente al doppiaggio. È comprensibile: è probabilmente il settore più conosciuto e quello che esercita maggiore fascino su chi desidera avvicinarsi al microfono.

Il doppiaggio, però, è soltanto una parte di un mondo molto più ampio.

Una voce professionale può essere utilizzata per audiolibri, documentari, podcast, pubblicità, voice over, videogiochi, contenuti editoriali, prodotti digitali, formazione, narrazione audio e numerose altre produzioni.

Negli ultimi anni questa varietà è aumentata ulteriormente. Sono cresciuti i contenuti audio, le piattaforme digitali, gli audiolibri e le produzioni destinate alla rete. Di conseguenza sono aumentate anche le occasioni nelle quali serve una voce capace di raccontare, interpretare, spiegare o semplicemente comunicare in maniera credibile.

Per questo parlare oggi di “lavorare con la voce” significa parlare di un settore molto più articolato rispetto a qualche anno fa.

Serve davvero una bella voce?

Avere una voce piacevole può essere un vantaggio, ma non è ciò che determina una carriera.

Una delle prime sorprese per chi comincia a studiare è proprio questa: una voce interessante non coincide necessariamente con una voce professionale.

Davanti al microfono entrano in gioco molte altre capacità. Bisogna sapere respirare correttamente, articolare senza irrigidire il parlato, controllare volume e ritmo, comprendere un testo, trovare un’intenzione, ascoltare una direzione e modificarla rapidamente. Nel doppiaggio occorre inoltre lavorare sul personaggio, sui tempi e sull’interpretazione. Nella narrazione bisogna sostenere l’ascolto anche per periodi molto lunghi senza diventare monotoni o artificiali.

La tecnica serve, ma deve progressivamente diventare invisibile.

Chi ascolta non dovrebbe pensare a quanto è perfetta la dizione di una voce. Dovrebbe credere a ciò che quella voce sta dicendo.

È questo uno degli aspetti più interessanti del lavoro vocale contemporaneo: oggi vengono cercate anche voci molto diverse tra loro. Non esiste un unico timbro “giusto” e non è più necessario inseguire un modello eccessivamente impostato. Spesso funzionano proprio le voci riconoscibili, personali, naturali e capaci di creare un rapporto immediato con chi ascolta.

Dal corso al lavoro: cosa succede davvero

Uno degli equivoci più frequenti nasce dall’idea che il percorso sia lineare: si frequenta un corso, si impara il mestiere e subito dopo si comincia a lavorare.

Nella realtà raramente accade in questo modo.

La formazione è fondamentale, ma rappresenta l’inizio del percorso, non il suo punto di arrivo. Dopo aver acquisito le basi occorre continuare a esercitarsi, confrontarsi con testi differenti, lavorare al microfono e imparare a gestire situazioni sempre nuove.

Soprattutto, bisogna accumulare esperienza reale.

Una persona può conoscere perfettamente le regole della dizione e trovarsi comunque in difficoltà davanti a un leggio. Può avere studiato recitazione e scoprire che il microfono richiede un altro tipo di precisione. Può parlare benissimo nella vita quotidiana e irrigidirsi appena si accende la registrazione.

Sono passaggi normali. Il lavoro consiste proprio nel superarli attraverso l’esercizio.

Per questo è utile distinguere tra studiare la voce e allenare la voce professionalmente. A un certo punto non basta più comprendere teoricamente che cosa fare: bisogna farlo molte volte, ricevere indicazioni, correggersi e ricominciare.

Quanto tempo serve per iniziare a lavorare con la voce?

Non esiste una risposta valida per tutti.

C’è chi possiede già un’esperienza teatrale o attoriale, chi parte da zero, chi ha una particolare predisposizione all’ascolto, chi necessita di più tempo per liberarsi da determinate abitudini. Anche l'età di partenza, contrariamente a quanto si pensa, non racconta tutto.

Alcune persone si avvicinano al lavoro con la voce dopo avere svolto per anni professioni completamente diverse. E ciò che hanno vissuto fino a quel momento può diventare parte della loro forza interpretativa.

Quello che conta è evitare due convinzioni opposte e altrettanto fuorvianti: pensare che sia impossibile entrare nel settore oppure aspettarsi risultati immediati.

Una professione si costruisce.

Occorre diventare progressivamente più preparati, più veloci, più affidabili e più capaci di rispondere alle esigenze di chi sta producendo un lavoro. Nel tempo si creano anche rapporti professionali, occasioni, collaborazioni e una reputazione.

Si può vivere solo di doppiaggio?

Alcuni professionisti lo fanno. Molti altri costruiscono invece il proprio lavoro utilizzando la voce in settori differenti.

Ed è probabilmente questo uno degli aspetti da comprendere meglio quando si immagina una carriera.

Un professionista può lavorare nel doppiaggio e contemporaneamente registrare audiolibri, pubblicità, documentari o prodotti editoriali. Può dedicarsi maggiormente alla narrazione oppure specializzarsi in determinati generi. Può attraversare fasi professionali diverse nel corso degli anni.

Non esiste quindi un unico modello di carriera.

Pensare al lavoro vocale in maniera più ampia permette anche di vedere molte possibilità che spesso vengono ignorate da chi guarda esclusivamente alla sala di doppiaggio.

La differenza tra passione e professione

La passione è un ottimo punto di partenza. Per trasformarla in un mestiere, però, deve essere accompagnata dalla professionalità.

Significa arrivare preparati, rispettare tempi e indicazioni, essere disponibili alla correzione, saper ripetere una battuta modificando qualcosa senza perdere ciò che funzionava, mantenere concentrazione e qualità anche dopo molte registrazioni.

Significa anche comprendere che non tutte le giornate saranno memorabili. Esiste una parte molto concreta del mestiere fatta di allenamento, ripetizione, precisione e affidabilità.

È spesso proprio questa parte a fare la differenza.

Il talento può attirare l’attenzione. L’affidabilità permette di essere richiamati.

Imparare ad ascoltare

Quando si comincia a studiare la voce si pensa soprattutto a parlare meglio. Con il tempo si scopre che buona parte del lavoro consiste invece nell'imparare ad ascoltare.

Ascoltare se stessi senza compiacersi della propria voce. Ascoltare un direttore, un insegnante, un collega, un personaggio. Percepire quando una frase appare costruita, quando un'intenzione è troppo evidente, quando il ritmo perde naturalezza.

L’esperienza modifica progressivamente anche il modo in cui si sente una registrazione.

All’inizio si tende a giudicare soprattutto il timbro: “mi piace” oppure “non mi piace”. Con l’allenamento si cominciano invece a percepire intenzioni, respiri, appoggi, esitazioni, ritmo, ascolto e verità.

Ed è in quel momento che lo studio della voce comincia realmente a trasformarsi in mestiere.

Quindi: si può vivere lavorando con la voce?

Sì.

Esistono professionisti che lavorano ogni giorno nel doppiaggio, negli audiolibri, nel voice over, nella pubblicità, nei podcast, nella narrazione e in molti altri ambiti.

Non significa che sia facile e soprattutto non significa che esista una formula capace di garantire il risultato.

Significa però che lavorare con la voce è una possibilità professionale concreta per chi decide di affrontarla come tale: studiando, allenandosi, facendo esperienza e continuando a migliorare.

Alla Lavorare con la Voce incontriamo persone molto diverse tra loro. C’è chi arriva con un obiettivo preciso e chi vuole semplicemente capire se questo mondo possa appartenergli. C’è chi parte da una lunga esperienza artistica e chi entra per la prima volta davanti a un microfono.

La domanda iniziale è spesso la stessa: “Potrei farne davvero il mio lavoro?”

Non possiamo sapere in anticipo quale sarà il percorso professionale di una persona. Possiamo però aiutarla a costruire gli strumenti necessari perché quella possibilità diventi concreta.

Perché prima ancora di chiedersi quanto si possa lavorare con la propria voce, bisogna imparare una cosa molto più importante: come usarla davvero.

Per approfondire
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